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Gay & Bisex

(51,3) Secoli bui: 3 - La soluzione


di Membro VIP di Annunci69.it remigiuslp
13.07.2024    |    3.180    |    3 7.8
"Il Barone interrompe poi questo operato e dispone che il servitore ‘prepari’ il giovane..."
‘La cappellona già rorida di rugiada scompare fra le sue labbra che finalmente possono sfogare un desiderio lungo secoli: fu il Barone a succhiare l’uccello, l’altro lo prese solo in culo’.
Così termina tutta la storia, dopo essere stato risolto l’enigma e svelati i retroscena.

Ma prima di arrivarci, tre SFIDE a chi legge.
PRIMA: se ci riuscite, leggetevi sul profilo di quello svitato di remigiuslp i due mattonazzi precedenti: ‘Secoli bui 1+2’.
SECONDA: sciroppatevi il testo che segue dopo gli asterischi e cercate di rimanere svegli.
TERZA: trovate il coraggio di farmi sapere cosa ne pensate.

Se non lo avete capito, sono l’autore ’ALTRO’, quello del primo racconto, ‘Sesso sfrenato nei secoli bui’, dove perculo senza ritegno la storiella del Barone che rapisce e si scopa lo sposino e in finale ne degusta la sborra, elargendogli il titolo onorifico di ‘Insigne di IPS’.

Perché e come ho fatto a pubblicare in anteprima e a sfottere il testo delle due pergamene antiche?
Il motivo ve lo spiego più avanti, il modo è semplice: sono uno ‘hacker’, uno che ‘penetra’ i sistemi altrui e ci fa i comodi suoi. In vari sensi.
‘Digitalmente’, nel profilo ‘remigiuslp’ per capire e carpire ciò che avrebbe pubblicato.
‘Anal-ogicamente’, nel Tizio che si lambiccava il cervello per capire da dove venisse quella qualifica davanti al nome suo, del padre, del nonno e indietro alla notte dei tempi.

Avreste dovuto leggere l’incazzatura del suddetto quando gli ho scritto chi ero. Poi gli ho proposto di vederci, soprattutto per scusarmi, ha accettato, gli ho esposto il mio ‘argomento’ e a quel punto si è lasciato andare: pecorina, smorzacandela, missionario…
Si è pure reso conto che quel ‘giammai ebbi altri amanti maschili’ del suo iper-nonno era quasi certamente una frottola, come da me preconizzato. Se il ‘fluido generatore d’amore e di vita’ somministrato per via orale dall’imberbe sposino al nobiluomo gli era valso il titolo onorifico di ’Insigne per Diritto di Primo Sperma’, il seme del Barone, nel recesso posteriore del giovane, deve aver germogliato in altra maniera, trasmettendosi alle generazioni successive.
E tanto per chiudere alla grande, ho riempito il fosso dei suoi dubbi, riversandogli dentro una abbondante risposta al dilemma: densa e calda. Altri particolari in fondo a questo racconto.

Ed eccoci alla trascrizione condensata e riformulata in ‘italiano moderno’ dei due documenti. L’idea di fare questa operazione non mi era parsa una cazzata in quanto la scrittura ‘arcaica’ risulta pesantuccia per gente giovane e spiccia come me. Ma credo l’operazione sia stata affidata a un incapace. Leggetevi la ciofeca: già l’infelice scelta del tempo presente dà un taglio freddo e distaccato, le ripetizioni continue e lo stile da bollettino medico devastano calore e intensità dell’originale, la netta separazione dei paragrafi è il colpo di grazia. Quasi mi dispiace di averlo canzonato, l’originale.
Non mi offendo se passate direttamente alla ‘Appendice’ in fondo.
******

La cronaca narra del tempo in cui i nobili, secondo la rispettiva posizione gerarchica, pretendevano dai lori sudditi tributi per arricchirsi e riempirsi lo stomaco. Alcuni dei cosiddetti ‘Servi della Gleba’, venivano obbligati a saziare anche ‘appetiti’ di altro genere.
Nel Principato oggetto della storia c’è una Baronia di media grandezza con campi coltivati.
Si presenta quindi un bel quadretto al cavaliere che quel giorno si ferma alla locanda del villaggio per rifocillarsi e riposare.
Qui si sta svolgendo una festa per le nozze del primogenito dell’oste con una ragazza, figlia di ligi contadini.
Le due famiglie si intrattengono allegramente, bevendo un vino speciale da una botte riempita quasi venti anni prima per il battesimo del ragazzo e consumando ottime pietanze.

L’atmosfera lieta e rilassata viene improvvisamente interrotta al crepuscolo dal violento ingresso di una coppia di guardie del Barone.
Questo è un governatore avveduto ma deve rispondere a un Principe il quale non si comporta altrettanto bene, pretendendo periodicamente dai suoi sottoposti nobili, una vergine o una donna gradevole del popolo. Esse tornano ben salve alla loro casa ma si vergognano a raccontarne a causa della morale vigente.

Il soldato più anziano guarda severamente i presenti impauriti, poi indica il giovane uomo appena maritato e non, come immaginabile, la sposa o la matura ma piacente locandiera, sorvolando sulle altre donne presenti.

Costui viene scortato al castello.

Dopo alti lamenti, fra i familiari rimasti inizia una vivace discussione.
Viene avanzato come motivo una fantomatica Legge denominata ‘ius primae noctis’, la quale prevedrebbe il diritto, per i signori, di disporre di una sposa alla prima notte di nozze in vece del consorte ufficiale. Non ottiene molto apprezzamento, essendo il sequestrato di sesso maschile.
Secondo un’altra informazione frutto di pettegolezzi interni alla corte, il Barone e la Baronessa intrattengono rapporti intimi esclusivamente finalizzati alla prosecuzione del casato mentre traggono rispettivo divertimento da rapporti omosessuali.

Interviene ora lo stesso protagonista, dichiarando di avere al tempo dei fatti meno di venti anni, inesperto e influenzato da dogmi religiosi, volendo però riportarli - questi fatti - non solo per gli interessati ma anche perché origine di un non meglio specificato vantaggio (probabilmente legato a riti cavallereschi, ndr).

Ripresa della narrazione.
Il giovane viene condotto negli appartamenti del Barone dove un servitore lo sottopone ad un bagno accurato e pulizie approfondite, fra cui una non meglio specificata che preferisce non descrivere (quasi certamente una lavanda anale, ndr).
Viene steso sullo stomaco sul letto e ricoperto solo con un grande lenzuolo. Al termine il cameriere si ritira silenzioso in un angolo.

Nonostante la situazione tranquilla e l’ambiente accogliente, il giovane prova grande paura.

Poco dopo perviene un’altra persone che scosta il telo. È il Barone il quale commenta positivamente. Questo non calma comunque il giovane.

Nudo a sua volta, si distende sul giovane per iniziare effusioni orali su varie parti del corpo.

Il giovane finalmente comincia a tranquillizzarsi e ad apprezzare quelle attenzioni ma nella sua mente affiorano sensi di colpa causati dall’indottrinamento religioso, in particolare l’assenza di un legame ufficiale nonché l’appartenenza allo stesso sesso che richiamerebbe gravi peccati.

Realisticamente si rende conto di non potersi ribellare per cui lascia che il Barone prosegua la sua attività, traendone però impressione che possa essere finalizzata ad un piacere reciproco.

Il manoscritto prosegue da qui sulla seconda pergamena.

Giunto ai glutei, dopo averli ripetutamente carezzati ed espresso apprezzamento paragonandoli ad un particolare frutto, li divarica per immergervi il viso, ottenendo stavolta apprezzamento del giovane.

Nel frattempo lo stesso giovane si accorge della erezione del proprio membro.
Egli ricorda episodi passati, quando con altri ragazzi si recava a spiare le lavandaie al lavoro, traendo eccitazione dalle fattezze femminili.

In altre occasioni aveva avuto simili reazioni e nonostante gravi moniti di un sacerdote egli si era masturbato per sfogo, scoprendo anche l’eiaculazione ma senza comprenderne la finalità, tranne una generica spiegazione del padre.

Egli si lascia dunque andare a lungo alle nuove e intense sensazioni.

Il Barone interrompe poi questo operato e dispone che il servitore ‘prepari’ il giovane. Preparazione che ben presto si rivela essere una intensa lubrificazione dell’ano e l’introduzione in esso di oggetti progressivamente più grandi.
Il giovane apprezza anche queste violazioni, scoprendo le sensazioni provenienti da quella parte del corpo.

Sempre il servitore fa disporre il giovane supino sul letto con le anche divaricate. Fra queste si affaccia poi il viso del Barone che al giovane ricorda un busto raffigurante una irsuta divinità ellenica maschile della guerra che egli, sin da ragazzo, ammette di avere ammirato di nascosto, forse anche con una vena di eccitazione.

Affascinato dall’uomo, il giovane viene così sodomizzato, ricevendone egli stesso notevole appagamento.

L’amplesso prosegue con posizione capovolta e il giovane va a cavalcioni dell’uomo. Anche così il godimento risulta elevato ed egli arriva a percepire una sorta di dominazione sul Barone e il suo potere.

Il coito termina con l’emissione di sperma nel retto del giovane.

L’organo del giovane è rigido per cui il Barone lo irruma, lasciandosi poi irrorare il cavo orale con il liquido seminale e deglutizione finale completa.

Il giorno dopo il giovane viene rifocillato e con abito nuovo ricondotto alla residenza.
Non incontrerà mai più il Barone, a nessuno racconterà l’episodio né dichiara di avere avuto amplessi carnali con altri uomini.
Verrà comunque a sapere di altri rapimenti simili al suo.

Al termine ricorda la frase con la quale il Barone lo aveva congedato, specificando essere la secrezione nella sua bocca un gravame, definendolo ‘diritto di primo sperma’, il quale avrebbe avuto valore per l’intera esistenza di entrambi e successivamente dei rispettivi discendenti.

******
APPENDICE

Per chiudere tutta la storia e soprattutto questo quarto e ultimo capitolo - anche se riporta il numero 3 -, come promesso vi narro come è andata a finire con il discendente dotato del titolo di ‘Insigne di Ius Primae Spermae’.

Tanto per cominciare, non gli ho dato appuntamento al solito, scontato tavolino di bar, dove devi parlare sottovoce per non far capire che stai parlando di sesso fra uomini ai soliti i quali - pur essendo mezza sala deserta - vengono a sedersi giustappunto vicino a te!
Ho voluto incontrarlo in un posto aperto al pubblico dove però non va mai nessuno: il museo delle cere. Sono strutture ormai praticamente scomparse ma uno resiste strenuamente nella nostra città, gestito da una coppia di vecchietti depravati. Li definisco così perché, di là da essere quasi morbosamente attaccati a quei quattro pupazzi raffiguranti non ho mai capito quali personaggi illustri, ormai mangiati dalla polvere e dalle tarme degli abiti che indossano, con adeguato supplemento al biglietto di ingresso mettono a disposizione una ‘saletta di proiezione’ dove offrono la visione di film a scelta e gusto del visitatore (!), un materasso matrimoniale, un divanone, vari ‘attrezzi’ per esibirsi in figure, posizioni e pratiche particolari, sedie, tavolo, frigo bar e un bagno. Insomma: un chiavatoio per clandestini e non.

Rivelo qui e ora il motivo per cui ho messo in piedi tutto questo teatro: volevo farmelo.
Quando il caso mette lo zampino: avevo visto il suo profilo su un sito di incontri nel settore etero dove cercava femmina. La presentazione e soprattutto le sue foto mi avevano folgorato: ero arrivato a masturbarmi più volte al giorno davanti allo schermo o anche solo pensandolo.
Se il Barone a suo tempo aveva definito ‘pesche prelibate’ le colline dello sposino, queste del suo discendente sembravano contenere lo stesso identico DNA.
Lo contatto con uno di quei profili ‘mordi e fuggi’ ma è - stranamente - abbastanza scaltro da schivarmi. Scopro poi ‘quasi’ casualmente l’intenzione di pubblicare i due famosi testi (non dimenticate chi sono) il cui contenuto di ‘etero’ ha gran poco per cui elaboro il piano e gli scombino le carte, mettendo online il mio - 51,4 - avanti agi altri.
Non solo: nel suo pc scovo una cartella supercamuffata e protetta - ma non certo per me - dove raccoglie una ampia gamma di immagini di maschi più o meno discinti, più o meno in tiro, più o meno impegnati in ginnastiche varie a due, tre e più. Fattore comune: in tutte c’è il nostro liquido, causa del famoso ‘IPS’. È fatta.

Invito il Tipo e lo porto subito dentro questo locale con la scusa di berci qualcosa e poter parlare in tranquillità.
Seduti nella stanza dei peccatori fra le cere mi profondo in mille scuse prima di affrontare l’argomento e, una volta svelato tutto l’arcano, l’oggetto delle mie brame non fatica a sciogliersi, soprattutto quando, con la scusa di servirgli la seconda birretta, il mio organo svettante fuori dalla bottega dei pantaloni gli si presenta a lato del viso.
La storia si ripete. Sempre.
Questa chiudiamola così: ‘la mia cappellona già rorida di rugiada eccetera, fu il Barone a succhiare eccetera’.
Una scopata storica. La prima di una lunga serie.
Ho solo la terza media ma appartengo ad una famiglia nobile, decaduta certo, però sono discendente diretto del Barone.

Luglio 2024

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